Clorpropamide – wikipedia low blood sugar without diabetes

Clorpropamide, similmente ad altre molecole della stessa classe (sulfaniluree) esercita la sua azione ipoglicemizzante determinando la secrezione di insulina da parte delle β-cellule funzionanti delle isole pancreatiche. La molecola possiede un’azione rapida, intensa e prolungata. Il meccanismo d’azione nei trattamenti a lungo termine sembra basarsi anche su altri fattori extra-pancreatici associati alle sulfaniluree, quali inibizione della produzione di glucosio da parte del fegato, riduzione della degradazione epatica dell’insulina endogena, e a livello periferico aumento della sensibilità dei tessuti periferici all’insulina (forse per aumento dei recettori insulinici). [4]

La molecola sembra possedere un’azione di sensibilizzazione dei tubuli renali all’ ormone antidiuretico, e pertanto è stata anche utilizzata in soggetti affetti da diabete insipido. [5] [6] [7] Farmacocinetica [ modifica | modifica wikitesto ]


Dopo somministrazione per via orale clorpropamide è rapidamente assorbita dal tratto gastrointestinale. La biodisponibilità assoluta si aggira intorno al 90%. Un picco plasmatico (C max) compare 2-4 ore (T max) dopo la somministrazione orale. La sua azione ipoglicemizzante insorge entro un’ora dall’assunzione, è massima in 3-6 ore e permane per circa 24 ore. La molecola si lega assai ampiamente alle proteine plasmatiche (circa per il 95%), in particolare all’ albumina. La sua emivita è di circa 36 ore.

All’interno dell’organismo clorpropamide è parzialmente metabolizzata nella ghiandola epatica, dando luogo a metaboliti attivi e inattivi. L’eliminazione avviene attraverso l’ emuntorio renale si come farmaco immodificato che come metaboliti (in particolare 2-idrossi-clorpropamide e p-clorobenzene-sulfanilurea). [3] [8] Tossicologia [ modifica | modifica wikitesto ]

Il valore della DL50 nel ratto, quando il composto venga somministrato per via intraperitoneale, è pari a 580 mg/kg peso corporeo. Gli studi usuali di sicurezza, tossicità, genotossicità e potenziale carcinogenetico, nonché di tossicità riproduttiva non hanno evidenziato alcun rischio per l’essere umano.

Clorpropamide è somministrata per via orale con una dose iniziale pari a 250 mg al giorno, che debbono essere assunti al mattino con la colazione. Dopo circa 6-7 giorni di trattamento, è possibile raggiungere una dose di mantenimento che è personalizzata e in genere può variare da 100 a 500 mg al giorno.

I segni predominanti sono quelli di tipo neurologico, legati all’ipoglicemia: cefalea, nausea, vomito, agitazione psicomotoria ed aggressività, stato confusionale, linguaggio incoerente e talvolta afasia, alterazioni della visione, tremori, parestesie, paresi, sensazioni vertiginose, delirio, convulsioni cerebrali, stato soporoso e graduale riduzione dello stato di coscienza fino al coma.

Il trattamento è di supporto e si associa ad infusioni di soluzione glucosata idonee al reintegro ed alla conservazione di una glicemia nel range di normalità. È opportuno associare alle infusioni il glucagone per stimolare anche la glicogenolisi epatica.

Se l’infusione di soluzioni glucosate, anche più concentrate della normale soluzione glucosata al 5%, nonn sono sufficienti a controllare l’ipoglicemia, è opportuno prendere in considerazione la somministrazione endovenosa di diazossido, che agisce come antagonista dell’insulina. [24] [25] [26] Gravidanza ed allattamento [ modifica | modifica wikitesto ]

Allo stato attuale delle conoscenze non esistono studi adeguati e ben controllati in donne in stato di gravidanza che abbiano assunto clorpropamide. Per tale motivo il farmaco non è raccomandato per il trattamento di pazienti diabetiche gravide.

Poiché concentrazioni ematiche anormali di glucosio durante la gravidanza, ed in particolare le fluttuazioni della glicemia, possono essere associate con un’elevata incidenza di anomalie congenite, si ritiene che l’insulina, per la sua capacità di mantenere sotto controllo la glicemia e per l’assenza di effetti potenzialmente tossici sul feto (l’insulina non oltrepassa la barriera placentare) resti il trattamento di scelta nelle donne diabetiche gravide.

La Food and Drug Administration (FDA) ha inserito la clorpropamide in classe C per l’uso in gravidanza. In questa classe sono inseriti i farmaci privi di studi controllati sulle donne ma i cui studi sugli animali hanno rilevato effetti dannosi sul feto (teratogenico, letale o altro), oppure i farmaci per i quali non sono disponibili studi né sull’uomo né sull’animale. [27]

È noto che gli ipoglicemizzanti appartenenti alla classe delle sulfaniluree vengono secreti nel latte materno, anche se alcune molecole (segnatamente glibenclamide e glipizide) [28] sono probabilmente compatibili con l’ allattamento al seno. [29] [30] I farmaci caratterizzati da breve durata d’azione sono in genere da preferirsi durante l’allattamento, al fine di evitare il possibile accumulo nell’organismo del neonato. Il monitoraggio della glicemia nel sangue del bambino allattato al seno è perciò consigliabile nel caso la madre assuma ipoglicemizzanti orali. [31] [32]

• ^ a b MA. da Silva, FD. Mendes; RA. de Oliveira; T. Monif; A. Patni; S. Reyar; GD. Mendes; G. De Nucci, Comparative bioavailability study with two chlorpropamide tablet formulations in healthy volunteers., in Arzneimittelforschung, vol. 57, nº 9, 2007, pp. 591-8, DOI: 10.1055/s-0031-1296654, PMID 17966758.

• ^ MS. Greenfield, L. Doberne; M. Rosenthal; B. Schulz; A. Widstrom; GM. Reaven, Effect of sulfonylurea treatment on in vivo insulin secretion and action in patients with non-insulin-dependent diabetes mellitus., in Diabetes, vol. 31, 4 Pt 1, aprile 1982, pp. 307-12, PMID 6759246.

• ^ RM. Hillson, RF. Smith; CS. Yajnik; TD. Hockaday; H. Ting; J. Crabbe, Chlorpropamide-alcohol flushing, aldehyde dehydrogenase activity, and diabetic complications., in Br Med J (Clin Res Ed), vol. 285, nº 6353, novembre 1982, p. 1506, PMID 6814623.

• ^ S. Ng Tang Fui, H. Keen; RJ. Jarrett; C. Strakosch; T. Murrells; P. Marsden; R. Stott, Epidemiological study of prevalence of chlorpropamide alcohol flushing in insulin dependent diabetics, non-insulin dependent diabetics, and non-diabetics., in Br Med J (Clin Res Ed), vol. 287, nº 6404, novembre 1983, pp. 1509-12, PMID 6416476.

• ^ T. Kimura, K. Ota; M. Shoji; T. Funyu; M. Ohta; K. Sato; T. Yamamoto; T. Mori; T. Sahata; K. Sugimura, Chlorpropamide-induced ADH release, hyponatremia and central pontine myelinolysis in diabetes mellitus., in Tohoku J Exp Med, vol. 177, nº 4, Dic 1995, pp. 303-13, PMID 8928190.

• ^ Onyeka Otugo, Olabode Ogundare, Christopher Vaughan, Emmanuel Fadiran, Leyla Sahin, Consistency of Pregnancy Labeling Across Different Therapeutic Classes ( PDF), Food and Drug Administration – Office of Women’s Health, 1979. URL consultato il 19 marzo 2014.

• ^ DS. Feig, GG. Briggs; JM. Kraemer; PJ. Ambrose; DN. Moskovitz; M. Nageotte; DJ. Donat; G. Padilla; S. Wan; J. Klein; G. Koren, Transfer of glyburide and glipizide into breast milk., in Diabetes Care, vol. 28, nº 8, Ago 2005, pp. 1851-5, PMID 16043722.